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Vecchio 16-10-11, 20:48   #2
lety1679
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Cerco di rispondere alle tue domande, sperando di esserti d'aiuto in qualche maniera.

La mia assenza dal lavoro dipende dal grado di attività della malattia. Durante le fasi attive sono stata a casa circa cinque, sei giorni per almeno 4 volte l'anno. In periodi di remissione, ho passato anche un anno intero senza nemmeno fare un giorno di malattia (escluse influenze stagionali, ovviamente).

La durata degli episodi acuti è variabile da soggetto a soggetto. Certo, se si riesce subito a tamponare l'infiammazione i sintomi più debilitanti come diarrea e dolori addominali possono rientrare anche nel giro di pochi giorni e non è sempre necessario il ricovero. Ti consiglio di restare sempre a stretto contatto con il GE che ti segue, la strategia migliore per arginare le riacutizzazioni è tenersi sotto controllo in modo da intervenire in maniera pronta ed efficace.

Riguardo il fumo non so cosa rispondere in quanto non sono fumatrice. Sicuramente fumare non fa bene ma non so se smettere in questo momento ti possa portare benefici diretti alla malattia. C'è sempre il fattore "stress" da tenere in considerazione, tentare a tutti i costi di smettere proprio adesso che sei fresca di diagnosi potrebbe crearti ancora più tensione. Se vuoi toglierti il vizio del fumo fallo ma per te stessa, non perché hai scoperto di avere il Crohn.

Alle altre domande risponderò tutte insieme. Io ho avuto la diagnosi quando ero una ragazzina, troppo giovane per capire che cosa fosse una malattia cronica ma abbastanza grande per non volerla accettare. Non ho mai desiderato di morire ma ho trascorso anni trascurandomi e senza seguire alcuna terapia, quasi come se non curandomi facessi finta di non avere nessuna malattia. Chiaramente tutti i miei progetti erano confinati in un limbo, andavo avanti un po' per inerzia, senza sapere bene cosa avrei fatto "da grande".
Tutto questo è andato avanti fin quando non sono cresciuta un po', non ho trovato un uomo che mi amasse e mi insegnasse ad amare me stessa. Così ho capito che curarsi non significava essere deboli ma volersi bene, se la mia RCU migliorava ero io stessa che stavo meglio e anche le persone intorno a me percepivano questa cosa. Pian piano ho iniziato a lottare per le cose che volevo e così ho completato gli studi, ho messo su famiglia e ho avuto un bambino. I miei sogni? Sto ancora lavorandoci su, nonostante la malattia mi abbia dato del filo da torcere, ma posso dirti che in questo momento inizio a raccogliere i frutti dei miei sacrifici e sto avendo tante soddisfazioni.

A volte ci vuole fortuna, non basta la buona volontà per stare bene e realizzarsi, lo ammetto. Però la differenza la fa il nostro atteggiamento. Nella tua presentazione dici di essere una persona solare, autoironica e in questo ci somigliamo. Il mio carattere è stata la mia ancora di salvezza, non ho mai smesso di sorridere, nemmeno nei momenti più difficili (e credimi, ce ne sono stati tanti). Ci sono stati dei giorni in cui mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo, né esteriormente né interiormente, ma poi scattava quel meccanismo che mi faceva reagire e mi spingeva a buttarmi fuori. Adesso ti sembra impossibile ma vedrai, sarà così anche per te. Te lo auguro con tutto il cuore. Forza, ricordati che non sei sola!
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Lety
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